Perdere Francesca…

È passato un lungo lunghissimo mese da quando Francesca Talozzi ci ha lasciate. Da quel momento non siamo riuscite ad esprimere una parola, un saluto. Ci abbiamo messo un mese per riprendere fiato da questa perdita per noi così intensa.

Perdere Francesca non vuol dire solo perdere un’amica insostituibile, una persona dalla creatività straordinaria e di rara gentilezza. Perdere Francesca significa perdere uno degli sguardi più interessanti e significativi che abbiamo mai incontrato sulla vita, l’arte, il teatro.

Francesca ci lascia molte eredità importanti: la sua arte, la sua forza, la sua determinazione a vivere e a vivere con dignità e autodeterminazione, la sua gioia.

Abbiamo trovato in una delle sue tante lettere alcune parole vibranti e meravigliose che ci scrisse alla fine di uno spettacolo. Le vogliamo lasciare qui oggi, ad un mese dalla sua scomparsa.

“Sto nella speranza che abbiate fatto un viaggio di formazione, che sia riuscita a farvi capire che cosa sia il teatro per la mia vita e la mia visione creativa. Quello che genericamente si definisce ‘teatro’ per me non lo è, anzi è molto distante e solo pieno di narcisismo sterile.
E poi c’è quello che mi avete insegnato, consapevolmente o inconsapevolmente, circa la fatica, il tempo, le famiglie, il lavoro, la moda, il trucco dei visi, le acconciature dei capelli, i mariti, i compagni, le preoccupazioni, le trasgressioni, i panini, le torte e il caffè, le mestruazioni e le menopause, sul cucire e tagliare, sul pettegolezzo e sui libri.
Penso che ognuna di voi ami il teatro, lo ami a differenti velocità e tensioni, lo pratichi per innumerevoli motivi e dunque vi dico di continuare a farlo, non da professioniste (che è una categoria ormai abbastanza desueta per definire ciò che accade al momento di un debutto, poiché sono tutti debutti e non repliche) ma praticatelo per l’umanità che vi smuove, per la curiosità del riprendere a ‘studiare’ non solo ‘la parte che vi è stata affidata’ ma quello che ci sta intorno, soprattutto.”

Grazie Francesca di tutta la meraviglia che ci hai donato.

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“Documenta 30”, dal 10 al 15 maggio cinque eventi per ricordare la strage del Moby Prince

Dopo l’affissione in città lo scorso aprile di 140 manifesti realizzati da cittadini e artisti per l’iniziativa “140×140” in ricordo delle vittime del Moby Prince, prosegue il progetto “Documenta 30” promosso dall’associazione Effetto Collaterale in occasione del trentesimo anniversario della strage. Dal 10 al 15 maggio una chiamata alla memoria in cinque tappe tra mostre, installazioni, video e laboratori per non dimenticare ciò che accadde nel porto labronico la notte del 10 aprile 1991.

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“Oggetti di una strage”, catalogo fotografico degli oggetti rinvenuti sul Moby Prince

In occasione del trentesimo anniversario della strage del Moby Prince, l’associazione Effetto Collaterale pubblica il catalogo con le foto degli oggetti rinvenuti sul traghetto e sopravvissuti all’incendio che provocò la morte di tutti i passeggeri e i componenti dell’equipaggio, 140 persone. Una strage che ad oggi rimane impunita.

Nel gennaio 2020 gli oggetti sono stati consegnati dalla Polizia Marittima a Loris Rispoli, presidente dell’associazione dei familiari 140. Lo scorso ottobre il giovane fotografo livornese Attilio Zavatta li ha fotografato per il progetto “Documenta 30”, promosso dall’associazione Effetto Collaterale e dedicato alla memoria della strage.

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“140×140”, a Livorno 140 manifesti di arte pubblica ricordano le vittime del Moby Prince

Foto di Attilio Zavatta per Documenta 30

Finalmente ci siamo! Fino al 18 aprile saranno visibili in città i 140 manifesti creati con le proprie mani da oltre 100 cittadini. Un manifesto per ogni vittima del Moby Prince con il nome e l’età.

Una grande opera collettiva nata da una call di arte pubblica che abbiamo lanciato insieme al collettivo Uovo alla Pop all’interno del progetto “Documenta 30” dedicato alla memoria della strage del Moby Prince.

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