Paul Klee tra Walter Benjamin e Virgilio Sieni

angelus novus

Paul Klee dipinse Angelus Novus nel 1920. Iniziò a disegnare e dipingere angeli nel 1913 e continuò fino alla fine della sua vita, tuttavia quell’angelo ebbe particolare fama grazie all’esegesi che ne fece il fortunato proprietario: Walter Benjamin. Per il filosofo il dipinto di Klee divenne una guida per tutta la vita, un mentore, un confessore, l’involucro di accoglienza delle sue riflessioni e timori sulla e per la vita.
Angelus Novus fa parte di una schiera di angeli che Klee fece assurgere a testimoni di un viaggio profondo dentro la natura dell’arte e della umanità, alla ricerca della sua indomita purezza. Sono spesso angeli incapaci di volare, con ali piccole, con sguardi bambini, dai corpi ‘brutti’, in cammino, in un continuo stato di tensione dato dall’essere ‘sul punto di’.

Spesso mi sono chiesta se quella lettura di Benjamin fosse in qualche modo corrispondente all’intento del pittore. Benjamin tira in ballo tutto e quanto di più tragico fosse in azione al suo tempo: la guerra e i tempi oscuri e forse ‘non si accorge’ di avere di fronte un angelo bambino, come lo sono spesso gli angeli kleeiani, ben lontano dalla definizione di ‘angelo della storia’. Un angelo bambino con i riccioli stilizzati, lo sguardo in sbieco e le piccole ali che tentano di imprimere un piccolo volo. Potrei dire ‘nulla di più’. Ma Benjamin ha fatto la sua lettura e su quella si è basato il lavoro di ricerca di Virgilio Sieni.

virgilio sieniDunque veniamo al teatro: ci accoglie la meravigliosa sala grande di Teatro Era di Pontedera, con il bel tappeto da danza bianco, grande e liscio. La luce è soffusa, quasi calda e in scena vi sono tamburi, grancasse e timpani che giacciono. Noi, il pubblico, siamo invitati a prendere posto intorno al grande rettangolo bianco, con l’invito a cambiare di posto e a cambiare punto di vista durante la rappresentazione, cosa che però non accadrà. Rimaniamo tutti fermi a guardare.

A guardare la naturalezza dei corpi che bambini attraversano tutte le età. A guardare una folta schiera di angeli che pare aver disimparato a suonare i propri strumenti: i tamburi, le grancasse e i timpani emettono suoni incerti, quasi disturbanti poiché l’armonia in quel mondo messo in scena si è dissolta, non esiste più. Per dichiarazione di Virgilio Sieni siamo dopo l’Apocalisse di Giovanni. Che cosa potrebbe accadere dopo l’apocalisse se non lo spaesamento? O un’attesa senza fine? O uno sguardo dall’alto verso il basso? O un provare a perdere tempo in mezzo a piccoli movimenti, movimenti spezzati, a camminate spesso stanche a cui si è sottratta energia?

Questo accade in scena, con slanci e ritirate che però, alla fine, non raccontano nulla dell’attesa e tanto meno non raccontano nulla di ‘novus’. Sembrano quasi un pretesto sia Benjamin sia Klee. La musica dal vivo non entra mai ‘nel vivo’ e addirittura provoca un grande appiattimento, come se non ci fosse stato un tempo naturale di sintonizzazione di tutte le parti.

A Livorno, la città dove abito, di recente Virgilio Sieni ha inaugurato I Cantieri del gesto, progetto di tre anni dove danzatori e cittadini sono, e saranno, coinvolti in percorsi di ricerca espressiva finalizzati a ‘segnare’ gli spazi della città con coreografie collettive.

Nello scorso mese di settembre il progetto ha coinvolto più di cento persone di tutte le età. In particolare l’azione coreografica che ha ricevuto maggior successo è stata quella che si è svolta al Porto mediceo. Cinquanta cittadini, avvolti in coperte di lana e teli termici, hanno narrato di un esodo proprio quando, in quegli stessi giorni, erano incessanti e drammatiche le notizie degli esodi quelli veri sui gommoni che, in mezzo al Mediterraneo, trasportavano un’umanità disperata, spaventata, in fuga.

Ecco quelli sul molo mediceo li avrei proprio definiti angeli nuovi, per quell’incedere ‘bambino’ che è insicuro ma, allo stesso tempo, deciso per la spontaneità dei corpi; là l’ho visto ‘l’angelo della storia’ di Benjamin e gli sguardi rivolti altrove del pubblico presente.

Seguo i lavori del maestro Sieni da tempo e, da spettatrice, penso di poter dire che Angelus Novus ha bisogno di più ‘coraggio’ e meno ‘allenamento’, più ‘intensità’ pur stando nella negazione della stessa, così come l’ebbero sia Benjamin che Klee.

Come dimenticare le parole che il pittore volle nella sua epigrafe tombale:

Nel mondo terreno non mi si può afferrare poiché io abito altrettanto bene tra i morti come tra i non nati. Più vicino del consueto al cuore della creazione è ancora troppo poco vicino.

Francesca Talozzi

Annunci

Informazioni su effetto collaterale

Associazione culturale e compagnia teatrale di Livorno che si occupa di teatro civile.
Questa voce è stata pubblicata in il teatro che vorrei e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...